*** aai ***

venerdì, 30 marzo 2007

ODISSEU

Prima di partire mi capita sempre di elaborare i pensieri più atroci

ovvero di fare i conti con il mio latente pessimismo cosmico:

immagino per esempio che la vita sia un mosaico d'illusioni,

che tutto sia menzogna, tutto, amore, amicizia, onori, ecc.

Ma tu dimmi, basta guardare il mondo da un'altra angolatura

che tutte le nostre certezze, sentimentali e razionali, 

frutto di faticose conquiste, crollano senza pietà! 

C'era una frase del vecchio Fortini, una frase che mi scrissi pure sul muro,

tempo fa, prima d'imbiancare: non ricordo bene

più o meno iniziava così: "Eppure un attimo di bene ci fu..."

e anch'io lo penso, un attimo di bene ci fu

 qualcosa di concreto nel mare della vanità

come un'isola, un pugno di sabbia, a cui tornare.

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sabato, 30 dicembre 2006

NOTE SUL 2006

Che bestia di anno. Un altro così, ciao.  

Amori: troppi. Lavoro: zero. Salute: degenerazione cronica.

Ha ragione lei. Un giorno, parcheggiò la macchina, mi guardò negli occhi e mi disse: Sam, devi essere te stesso. Sì baby, hai ragione, il duemilaesette sarà dedicato a me stesso. Ci penso io, parlo col Signore di sopra e gli spiego che il duemilaesette sarà dedicato al sottoscritto.

Eh, gran genio lei. Mi sa che vorrei essere come lei. Sì, un po' come lei e un po' come Beethoven. Questo il mio impegno per il duemilaesette. 

 

 

 

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lunedì, 19 giugno 2006

RACCOGLIMENTO AL CSO LEO.

Ieri, di sabato, al centro sociale occupato Leonkavallo; ci entrai passata la mezza, mentre s'iniziava il concerto. E ne venni fuori sulle quattro; di tanta notte, con un po' di mestiere, potrei cavar fuori non breve romanzo. Lo dico, perché mi sento pieno di riflessione intorno a quelle poche snellissime ore. Quindi, saltando al sodo metafisico, mi chiedo:

se avessimo in sorte di morire delicatamente, curati dai parenti, liberi di fissarci nella ricordanza della vita passata, allora ci si manifesterebbe compiuto e sensato, come un ciclo affrescato sul muro della mente, il disegno del nostro destino? O al contrario, emergerebbero con maggior segno la sconessione infinita di ciò che fu, l'arabesco del nostro vagare tra le cose, e il disordine delle scelte?

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giovedì, 01 giugno 2006

IL CREPUSCOLO DELLA DIMOSTRAZIONE LOGICA

Lo spleen di Parigi... è possibile? Dopo essermi spremuto il cervello nei rugginosi frantoi della filosofia, dopo aver costretto la mente nelle maglie teutoniche del sillogismo, dopo tanta masturbazione sofistica e scientifica, dopo essermi pervertito nelle stanze buie dell'astrazione:

ora torno a sognare un mondo ricoperto di kaya divinorum, peyote, canna da zucchero e tabacco: sarò anch'io un servo nella vigna del Signore, un servo nel Suo verde canapaio.

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venerdì, 21 aprile 2006

LA QUESTIONE DEL FOTOTURISMO GIAPPONESE

Una sera, allorché noi si attendeva tre cartoni di pizza da "asportare" (questo verbo dà un tono solenne all'azione e forse giustifica l'aumento dei prezzi), ci si dibatteva con animo intorno a una questioncella che riporto qui sul blog...

Perché i Giapponesi guardano l'Italia sempre e solo attraverso un obbiettivo? Questa la sacrilega questione di cui tanto si disse in quel brevissimo tempo, non più di una celere oretta, intorno al fuoco del forno a legna. Già sento fiondare da più poli accuse di razzismo ideologico e razzismo tout court. Il pregiudizio è la soglia del giudizio: ora vi faccio entrare nella questione.

Gettai dunque la boccia della prima tesi, mirando con tracotanza verso il bianco boccino della questione: i Giapponesi non hanno cultura della prospettiva, il paesaggio è prodotto dalla prospettiva, i turisti giapponesi non riconoscono l'Italia come paesaggio.

La boccia, cadendo sull'arena della disputatio, dette un tonfo sordo e inquietante. Noi si era solo tre fanciulli; principiammo a parlare di tanta cosa mentre  l'odore di una pizzeria non lontana guidava la macchina come un pilota automatico. Insomma, il mio argomento produsse una reazione favorevole e una contraria.

L'amico Wim disse: non diciamo cazzate. E gettò la sua boccia: i giapponesi ci hanno i paesaggi, li hanno bidimensionali ma sono fior di paesaggi. La tua idea, caro Sam, non vale, come pure non ha senso tutta la questione vista coi nostri occhi di europei.  

Toccava dunque all'amico Burt. Giocando a mio favore, l'amico Burt scagliò la boccia rossa della sua tesi che, se non altro, ebbe il merito di restituire dignità all'intera questione. Disse Burt, con la grinta che sempre lo contraddistingue: l'idea di Sam non è così bizzarra. I Giapponesi guardano attraverso l'obbiettivo perché esso produce paesaggi bidimensionali, o meglio, il sublime per loro non sta nella profondità dello sguardo prospettico ma nella superficialità tattile del teleobbiettivo.

Era di nuovo il mio turno. Mentre aspettavamo le calde margherite del pizzaiolo, Burt ordinò un martini e tutti insieme appoggiammo i gomiti sul banco del bar, perché il pensiero deve sempre poggiare su qualcosa di stabile. 

Fu allora che gettai la boccia della superstizione tecnologica per cui molta parte dell'umanità crede che lo sguardo tecnico sia migliore dello sguardo naturale, cioè che la sua testimonianza sia più verace, già solo per il fatto che risulti subito come una visione intersoggettiva e comune: documento immediatamente riproducibile e scambiabile.

Buco nell'acqua.

Wim disse che non ne voleva più sapere, e che la nostra restava una visione eurodossa.

Ma Burt, il divino Burt, alzò finalmente i cartoni delle pizze e disse: ma sì, le fotografie sono come le cartoline, le fai per mostrarle a chi è rimasto a casa, così da procurargli invidia con documenti rigorosi. La foto è testimonianza materiale e testimonianza di un possesso tattile da parte dello sguardo.

Io ero soddisfatto dell'esito della disputatio, Burt pure, non è certo di Wim farsi troppe menate, perciò, parcheggiati nel mezzo di un alberato viale, odoroso dell'incipiente primavera, ormai di là dal crepuscolo, mangiammo.

 

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giovedì, 30 marzo 2006

A CENT'ANNI DALLA MORTE DI DIO

Dio è morto, e i funerali sono stati brevi.

Senza tv, senza fotografi. Per la principessa Diana d'Inghilterra c'era più gente.

Silenzio totale da parte dei giornali e delle gazzette d'Occidente, fatta eccezione per qualche elzeviro.

Disperse le divine ceneri nel mare comune dell'oblio, di Lui non rimane che il nome: una parola, infinitamente vuota.

Nessuna manifestazione, nessun corteo, per Lui nemmeno i papaboys.

L'ateismo è fiorito sulla morte di Dio, ma non è la stessa cosa. La morte di Dio è il tramonto del Sacro.

Si è trattato dunque di una lunga agonia. 

(continua)   

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sabato, 11 marzo 2006

da TATARKIEWICZ. 'STORIA DI SEI IDEE'

"... nell'Ottocento la gente andava volentieri a vedere le farse e le operette, ma molte di queste persone avrebbero protestato se qualcuno avesse voluto considerare l'operetta (compreso Offenbach) un'opera d'arte. Lo stesso riguardava la musica da ballo (compresi i valzer di Strauss). Perché? Perché, si diceva, non sono abbastanza seri e ideali. Come se l'appartenenza all'arte dipendesse anche dal livello di serietà e moralità."

 

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venerdì, 24 febbraio 2006

L'ESTASI DELL'ARTE DEFECATORIA

Oggi parlerò di un argomento quasi tabù dalle nostri parti, nevvero Signori?

Mi sono spesso chiesto: perché l'uomo si porta le riviste in bagno, perché si legge i racconti di Kafka sulla tazza del cesso tanto quando ha problemi di stitichezza, come quando non li ha... ma c'è pure chi ha l'abitudine di ascoltare la radio durante la seduta, chi si contempla le stampe del Mantegna o di Magritte inchiodate apposta sul muro di fronte...insomma io mi chiedo: che rapporto occorre tra la cacca e la grande letteratura di ogni tempo, o più semplicemente fra l'arte in generale e l'evacuazione della merda? Ecco la risposta.

Primo, c'è il desiderio di sublimare un gesto che appare decisamente animalesco, un retaggio del mondo contadino. Secondo l'orrore del vuoto, cioè la vertigine di sedere sopra uno spazio aperto, virtualmente a strapiombo sulla fogna pubblica, ed è una percezione che non permette di rilassare le natiche, quindi c'è il bisogno di una distrazione, di un divertimento quale appunto l'arte. Terzo punto, strettamente collegato al secondo, la tazza del cesso non consente di assumere una posizione corretta per scaricarsi, cioè non è un mezzo anatomicamente adeguato, poiché non permette di distendere le chiappe come invece si dovrebbe, come invece per esempio avviene con la cosiddetta turca, sulla quale riproduciamo la posizione naturale, classica, e direi aborigena della cagata. Da qui l'insorgenza di emorroidi che t'inchiodano all'asse, e di nuovo il bisogno di un passatempo.

Quarto e ultimo punto, Signori, c'è da dire che la merda è una bella soddisfazione, essa è infatti l'epilogo della caccia, per cui si cattura la preda, la si cucina, la si condivide con gli altri e infine la si caga, molto spesso da soli ma anche in compagnia di chi si ama. E allora, qualcuno pure dirà, che c'entra questo con l'arte? Io rispondo che, appunto, in primo luogo la caccia è un'arte, e che, mi si scusi se insisto, la cacca è il trofeo dell'artista-cacciatore. Poi, nel mentre che quest'ultimo si gode codesto bel trofeo, al cesso o dovechesia, egli va pure pensando alla prossima caccia, e la sua mente  s'innalza, come quella di un poeta, nell'alto della meditazione, al cielo delle previsioni e dei pronostici, tra lune buone e cattive, costellazioni che passano e sentieri che scendono al fiume. Ora, io ho semplificato molto, ho voluto soltanto darvi... uno stimolo.       

 

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martedì, 21 febbraio 2006

FLASH

Era il settembre del 99, sì. Tornavo dall'Olanda insieme all'amico Alex, meglio noto come lo sciamano Irri. Che tempi! Si tratta della mia prima grande fuga da casa, secondo modalità che restarono per lo più invariate nei successivi tentativi: col tempo te ne fai un mestiere.

No, non ho tempo di raccontarvi tutto bene, vengo al punto. Dicevo quindi, era già Settembre, tornavo con il mio caro sciamano però non dall'Olanda, ma dal Belgio, dall'infernalissima città di Anversa: bordelli spalancati sulle vie del traffico, mutandine rossodemonio sbarluccicanti di teschi neri, e lontano sulla curva occidentale della baia le immense raffinerie di petrolio fittissime di fumi neri annubilati sugli apici delle svettanti ciminiere. Quella notte prima di tornare alla patria maledetta ci ospitò un vecchio amico di Alex, emigrato qualche anno prima come ingegnere del petrolchimico. Notte quieta, una birra sotto la cattedrale gotica della capitale. Quindi al mattino pranzo e colazione insieme, a ciascuno un chilo di pasta senza condimento, per non avere fame durante il viaggio. Un'idea fatale. Partimmo.

Ecco, veniamo al punto. Ero sull'autobus con Alex, tornavo dal Belgio. C'era una pupella niente male seduta vicino a me, di quelle che sono molto di mio gusto. Ma fu lo sciamano ad agganciarla, nel suo inimitabile stile ultramolesto. Quindi si parlò del viaggio di lei, di società e delle dottrine stoiche. Arrivammo dunque alla dogana. La polizia di frontiera ci fece scendere e mettere tutti in fila con gli zaini a terra. A quel punto invece di fucilarci come io sospettavo, sguinzagliarono un elegante cagnolino antidroga, alto più o meno come le guardie svizzere. Percorse tutta la fila senza intercettare nulla, quindi arrivò in capo alla fila, arrivò all'ultimo soggetto da ispezionare, arrivò a me.

E si fermò. Io guardai con rassegnata commiserazione quella povera bestia drogata, invece nel suo sguardo  lessi una certa disapprovazione del tutto imprevista. Vennero gli sbirri versò di me, io li guardai come guardavo prima il cane. Con gentilezza da sbirri mi portarono in ufficio per una perquisa totalitaria, dal folto dei capelli al fondo dei calzini. Ma come io sospettavo non trovarono niente, perché verissimo che odoravo di hashish come la valle del Kif a primavera, ma io non ne portavo dietro il benché minimo rimasuglio. Quindi tornai sull'autobus con il piglio di chi l'ha fatta in culo ai più severi controllori.

La pupella mi guardò infatti come un eroe di frontiera, e quando il sole si sdoganò a occidente, dietro le possenti catene dei monti, ella si abbandonò lascivissima sulle mie gambe e poi venne su alle mie labbra, sussurante, calda come il motore dell'autobus, avvolta nel folto dei suoi selvaggi capelli neri. Come si chiamava? Ora non ricordo. Io stavo malissimo, dopo la colazione di Anversa necessitavo di una lavanda gastrica, e col pensiero di aver fallito la prima fuga da casa non riuscii a vivermi serenemante la magia di quell'inaspettato incontro. Corsi allo sconsigliato bagnetto della vettura per sboccare. Tornai su e mi addormantai. 

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mercoledì, 18 gennaio 2006

DALL'ALBA AL BLUES

Durante la giornata il pensiero varia gradualmente spessore, temperatura, densità, luminosità, colore etc

Non ti bagnerai mai due volte nello stesso pensiero.

 

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domenica, 15 gennaio 2006

CRITICA DELLA RAGIONE ECOLOGICA

Il pensiero ecologico deve fare i conti con il contemptus mundi, cioè il disprezzo del mondo, che non è un sentimento del folklore medievale: thanatos, noluntas, suicidio, metafisica e pulsione di morte sono correlati concettualmente al contemptus mundi. L'uomo contro la vita è ipso facto contro il mondo? Nel disprezzo del corpo c'è già il disprezzo della vita e della natura.

Né l'individuo né la specie sono eterne: l'estinzione di un individuo è un'apocalissi in minore. è possibile che il "progetto uomo" sia in contrasto con il "progetto mondo"? ne riparleremo.

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venerdì, 13 gennaio 2006

WINTERBLUES

Serenità, io ti ho persa un'altra volta,

e torno a frequentare le bianche geometrie

di maledette superfici cartacee

...

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giovedì, 05 gennaio 2006

IMPERO

"MARX SPIEGA CHE, IN INGHILTERRA, LA PROLETARIZZAZIONE FU INIZIALMENTE L'EFFETTO DELLE RECINZIONI DELLE TERRE COMUNI, DELL'ESPULSIONE DEI CONTADINI DALLE PICCOLE PROPRIETA' E DELLA BRUTALE REPRESSIONE DEL VAGABONDAGGIO E DELL'ACCATTONAGGIO.

I CONTADINI INGLESI FURONO INNANZITUTTO LIBERATI  DAI TRADIZIONALI MEZZI DI SUSSISTENZA, FURONO QUINDI DEPORTATI VERSO I NUOVI CENTRI MANIFATTURIERI E, INFINE, FORZATAMENTE PREDISPOSTI PER IL RAPPORTO SALARIALE E PER LA DISCIPLINA DELLA PRODUZIONE CAPITALISTICA."

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giovedì, 29 dicembre 2005

VIANDANTI

Dov'è l'universo?

 

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giovedì, 15 dicembre 2005

SULLA MOSTRA DI ARTAUD AL PAC

In breve: chi lo conosce, ovvero ne possiede le opere tradotte in italiano più conosciute, e infine già si ritiene informato sulla vita dell'autore, troverà forse poco di nuovo, però posso consigliare di vedersi lo stesso questa piccola mostra,

non solo perché l'ingresso è gratuito

perché mi sembra curata molto bene, con sentimento...

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mercoledì, 14 dicembre 2005

ILLUMINISMI

La religione cattolica, coi suoi dogmi (e riti) ripugnanti alla ragione, crea negli uni ateismo e negli altri superstizione. Alcuni però la vivono criticamente, cavandone il meglio, il puro, l'originario. Alcuni altri l'accettano per abitudine, provvedendo però di non lasciarsene troppo influenzare.  

 

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giovedì, 08 dicembre 2005

UN MATTINO DI SOLE

L'ultimo rabdomante, rinsecchito, dietro un orizzonte di fitte dune bianche, scoprì l'immenso lago della morte, e ci si prosciugò dentro.

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mercoledì, 07 dicembre 2005

L'ODIO

"D'inverno il sole non riesce a staccarsi da terra. E si nasconde freddo

dietro la nebbia, e la strèga di luce."

Quando sono ispirato, invece delle muse, dovrei forse abbracciare lo spirito e le armi del bombarolo, dell'incendiario anarchico, Bakunin!... "Mi sentivo un kamikaze, la testa mi scoppiava di rabbia; la rabbia di Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio!". E' vero, non siamo niente, " però quando ci ribelliamo, in un modo o nell'altro, il nostro niente svolge la sua prassi, ovvero annienta". 

Essere o nulla? Il nulla quando appare ha l'apparenza dell'essere, ovvero ciò che temiamo del nulla è la sua somiglianza con l'essere. 

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venerdì, 02 dicembre 2005

REGISTRAZIONE DI UN SOGNO, FEBBRAIO 2000

Tabacco-sigarette: produzione sotto inchiesta: Abbassamento dei prezzi intorno a 2000, 2500 lire. Mia madre lo viene a sapere da me ( forse telefonicamente) e si reca a sfruttare comprando 4 pacchetti: difficoltà di calcolare la spesa.

Vago per vie familiari. A pochi mesi prima del palio i primi infiammamenti, la città diventa stadio, con urla etc

Pornografia, forse è un sogno scaturito dal colloquio con F* sul test HIV. Aids, Pornosociety sotto inchiesta, orgie di divi della pornografia. Show pornografici - roba da circo, holiday on ice etc, americanata - pornoballerini e pornoacrobati: ponte gigante di pornodivi intrecciati, maschi e femmine, in grazia di rapporti anali e vaginali.  

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venerdì, 25 novembre 2005

IL PENSIERO LIQUIDO

Nel museo archeologico di Venezia, dopo alcune sale di busti e capitelli, m'imbatto in una lapide su cui è inciso un lungo contratto di natura politica. Ora, ciò che mi dà molto da pensare, non è tanto che un tempo la scrittura di per sé richiedesse più tempo e fatica;

piuttosto, immaginate di dover scrivere una lettera d'amore, importante: prima di scrivere, solitamente, pensate bene alle frasi e alle parole, poi trascrivete dalla mente al foglio. Per noi la mente è un foglio. Ora immaginate di non conoscere i fogli e di aver sempre scritto e letto sulle tavole di pietra; e immaginate poi di dover scrivere la stessa lettera, prima sul marmo della mente poi su quello reale. Il vostro pensiero sarebbe uno scalpello che incide lettere nella sostanza dura della mente.

Rivoluzione del papiro: il pensiero fluido come inchiostro e la mente come foglio di papiro, non pietra morta ma vegetale vivente, assorbente,  etc. 

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giovedì, 24 novembre 2005

FOR SOME NEW SONGS OF EXPERIENCE

CHE INGENUO, FOLLE, STUPIDO SONO STATO, ANTIQUATO!

POTERE MI CI VUOLE, IL RESTO E' UN SURROGATO

L'AMORE VALE MENO DEL SESSO SIMULATO

 

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venerdì, 18 novembre 2005

RITUALE

MARIA TINTA DI BIONDO, MARIA DELL'ALBICOCCA

DOPO IL CAFFE' DESIDERO FUMARTI

APRIRTI COME UNA TABACCHIERA

MARIA, PREPARAMI LA PIPA DELLA SERA

MENTRE FUORI GRIDANO AL FUOCO, MENTRE LA PAGLIA BRUCIA

...

MARIA DELLA BICOCCA! QUANDO CAMMINI SOPRA TACCHI

L'INFERNO DI SOTTO RIMBOMBA E TREMA IL TRONO DEI BEATI

E NOI DI QUA DI TE ADORIAMO LE TRACCE

NELL'ARIA DELLA TUA PELLE, DEL COLLO

DELLE VESTI, DEL FIATO E DELLE TRECCE.

MARIA, DOPO IL CAFFE' TI ASPIRO CON LO SGUARDO

TUTTA IN UN TIRO FINO AL FILTRO, COME UN TURBINE O UN VENTO

DI SABBIA D'ORO FINO, DENTRO AI POLMONI MARCI

 

 

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martedì, 15 novembre 2005

A CHI LO SA

T'inseguo e ti fuggo, ti aggiro e ti schivo

Or mi struggo di non averti or ti caccio in oblio

Nevrotico e depresso è il vecchio mondo, ed io in esso;

Torna, sposa di un tempo, al talamo diletto!

 

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domenica, 13 novembre 2005

DEL PERDUTO IMPERO

frasi del tipo: IL CERVELLO è UN VENTRE MISTICO

oppure, questa da canticchiare: ED è IL TUO SGUARDO UNA BARRIERA DI CORALLO 

o ancora, questa inedita: IL BIG BANG è IL PRINCIPIO DEL BONGO

ecco, io chiedo: dove le buttiamo, quale discarica per la nostra fantasia?

risposta: il blog, finalmente.

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domenica, 06 novembre 2005

CELENTANO EVENING BLUES

Insieme al conducente della quaranta, sotto il piovisco piscioso della Bicocca, mentre mancano dieci umidi minuti alla partenza, e c'è tutto il tempo di rallegrarci sugli ultimi sedili dell'autobus, approfittare di questa chitarrina da zingari, duettando un situazionistico era un ragazzo della via Gluck, facile facile, tre accordi per due voci, e poi via lungo il viale Sarca, dove un tempo cresceva l'erba e ora c'è l'Arcimboldi ed è la notte un infame puttanaio.

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mercoledì, 02 novembre 2005

QUINTO DIALOGO

- Vuoi una mano?

- A fare che?

- A deformare di più il volto; ci hai la smorfia del cinghiale stitico.

- Tu sfotti, ma noi a Milano si va con questa faccia.

- Com'è andata oggi?

- Io la trovo sempre una domanda provocatoria.

- Secondo te i Milanesi credono in qualcosa?

- Nell'inferno... immagina un inferno che va a metano, e pure i diavoli stressati. Cosa vedi?

- ...il Pirellone...

- Ecco.

- Sì, però Milan, col cor in man, o no?

- ...

- ...col cor in man...

-  ...

- che orrore

- no, questa è vanità, il cuore non si ostenta: " che la sinistra non veda quel che fa la destra".

- Oggi vale solo in politica.

- Lì hanno preso il vangelo alla lettera, così che abbiamo parabole su ogni tetto, e anche davanti agli asili, per l'educazione civica.

- Beh, ecco che siamo arrivati.

- Legnano... scendiamo!

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QUARTO DIALOGO

- Il dolore... si consuma bruciando... come una sigaretta, e quando finisce il tabacco, l'uomo si fuma il suo dolore, tirando piano.

- Il dolore migliore si patisce dopo il caffè.

- Buffo, no?

- Il caffè ha il colore della malinconia, e quasi hanno la stessa funzione: sono droghe del pensiero.

- Cosa leggi sul fondo presago della tazzina?

- Un ricordo.

- Che?

- Sai, la poesia nasce dal grembo delle muse.

- E allora?

- C'è tanta pornografia tra i miei ricordi.

- Capisco.

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venerdì, 28 ottobre 2005

TERZO DIALOGO. EPILOGO

- Infine, io sono beato

- Certo che sei di umore variabilissimo!

- Bello, ho seguito il tuo consiglio.

- Uh, sei uscito con la regina dei Watussi?

- Macché, non ancora.

- E allora, figliolo, che cosa ti stampa sul viso quel sorriso di giubilo?

- La libertà, credo.

- Che cos'è?

- Il cappello del male.

- Che favola è questa?

- Il male nasconde i suoi rimedi nel cappello; chi ruba il cappello al suo male, se ne va libero per la propria strada.

- Questa è per bambini.

- Ho voglia di coccolarti.

- E io ti prendo il cappello!

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DIALOGO SECONDO

- Di' allora, come ti ritrovi così romantico da un po' a questa parte?

- Lasciami.

- Ormai, non c'è più verso che pigli concentrazione. Sono i casi dell'umanità o le tue piccole sciagurette , a distrarti?

- Sai che ti dico, facciamo pensieri generali che abbracciano il mondo e tutte le nazioni, eppoi viviamo soli e senza relazione a nulla; aggiungi che il futuro nostro è disperatissimo e la corruzione del pianeta senza rimedi. Meglio che non vi pensi.

- Ieri però mi sei parso tutto sognante per qualche tuo incidente amoroso. Come ti si è risolto?

- Io sono troppo confuso; ma cerco di stare in quiete. Tu vedi come fa il ragno, che sbava la sua trappola e aspetta la mosca ballerina; come se la tela filtrasse l'irruenza del tempo; così dovrebbe fare il cuore in quanto alle passioni, mettendo un filtro a certe loro aberranze.

- Certo... ma quanto può durare il digiuno? e tu non sei per questo mestiere di aspettare a lungo; guarda come scalpiti già.

- Dammi un consiglio!

- Vieni fuori da tanta cantina e stendi la tua bava nel sole.

- Bene, addio vecchie muffe, addio polveri antiche, addio spettri di luce, addio tetra spelonca e folla delle mie paure! Io salgo alle dolci nebbie padane.

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giovedì, 27 ottobre 2005

PRIMO DIALOGO

- Il mio caso è strano.

- Sei Marziano?

- Non tanto; si narra infatti che le donne scesero dalle chiare terre di Venere, mentre noi dai rossi deserti di Marte; però queste notizie antiche montano ad epoche remotissime, mentre da qualche secolo danno per certificato che l'uomo nasce tutto dalla sola crosta di questo mondo. Maschi e femmine, dicono.

- E quale sventura particolare ti è capitata?

- L'amore

- Oh, stranissima proprio

- Dico, l'amore per una che non m'ama.

- Questa cosa è marziana davvero.

- Io vengo a credere che l'amore per ciò che amiamo veramente, debba sempre scontrarsi a mille ostacoli e travagli, tanto da scemarne la forza e trasfigurarlo in tutto; se non che arrivati a un punto capiamo che la rinuncia è il miglior partito.

- A me sembri, caro amico, proprio cotto cotto. Chi è la bella che vai seguendo con tanta pena? La conosco io, che sono il tuo rapido messaggero?

- Ahi, no! Ella sì che scende ogni mattino dalla candida luce di Venere; perché divina in tutta la figura e in ogni atto leggiadrissima; e in ogni moto una creatura diversa e sublime, mi pare.

- E in che rapporto sei con questa madonna?

- Quasi nulli, fratello mio. Io muio.

- Io vedo che non cambi da essere un gran fatalista. Hai già visto però che sudando si ottengono pure grandi cose.

- Io penso che lei sia per sposare un re; che troverebbe molto deludenti i miei attributi.

- Tu, al solito, piagnucoli; lasciali sulla chitarra quei singhiozzi.

- E' il destino che mi porta via da quell'amore. Io lo sento.

- Se però non sei certo di nulla, perché non ci provi? La tua prudenza è da saggi, ma la via più sicura non è sempre la più felice. Tu sai di quanto insegnamento è ricca l'avventura; e come fa bene allo spirito un'esperienza nuova.

- Il coraggio con le donne, forse, non è una virtù che s'impara, però mi hai convinto e ci proverò lo stesso. Sia fatta la volontà delle galassie!   

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cronache per amici e orchestra